L’uovo di CO2lombo di Spanu Ing. Andrea

E’ oramai consolidato, che le continue emissioni di CO2 derivante dalle attività umane hanno variato la composizione dell’aria atmosferica, aumentando quindi sensibilmente la presenza di anidride carbonica. Tale aumento, pur non portando danni immediati alla popolazione e agli esseri viventi, ha il potere di variare il clima terrestre. Diversi scenari apocalittici sono stati proposti,  nessuno incoraggiante.  . A tal proposito quasi tutti gli stati, con eccezione eclatante degli Stati Uniti, hanno suggellato il protocollo di Kyoto al fine di impegnarsi di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera. L’eccezione statunitense, secondo i maligni, è dovuta al problema che le loro industrie automobilistiche, non sarebbero riuscite a garantire i severi standard richiesti dal protocollo. La storia ci insegna, che ciò non è stato sufficiente.

Al momento vi sono in studio diverse soluzioni la più promettente sembra essere la cattura , e iniezione di anidride carbonica nel sottosuolo  altrimenti detto sequestro, attualmente in fase sperimentale presso la CTE di Brindisi, ma essa  presenta alcuni inconvenienti:

·         Elevati costi di impianto

·         Elevati costi di gestione, si parla di 70 $ a tonnellata (circa 50 €)
non rappresenta una vera soluzione al problema, ma più un “nascondere lo sporco sotto il tappeto”

·         la perdita imprevista di massicci quantitativi di CO2 in seguito ad eventi geologici o altre modificazioni delle strutture di contenimento[1]

·         una graduale e silente fuoriuscita in atmosfera prolungata nel tempo.

La soluzione ottimale sarebbe la scissione della molecola di CO2 per ottenere derivati organici e ossigeno. Sappiamo che il bilancio energetico è nettamente sfavorevole, ma esiste un modo per far ciò economicamente:  la fotosintesi clorofilliana.

Prendendo il prezziario della regione Sardegna alla seguente voce:

“Fornitura e messa a dimora di alberi autoctoni da vivaio di specie coerenti con gli stadi corrispondenti della serie dinamica potenziale naturale del sito, con certificazione di origine del seme o materiale da propagazione […]”

€ 22,00 cad.

Un albero è capace di “sequestrare” circa una tonnellata di CO2 fissandolo nella forma di  legno e radici nel corso della sua vita.  Quindi è giusto pensare che abbattere il  CO2 con alberi costa circa 22,00 €/ tonnellata. Ovviamente l’albero non imprigiona immediatamente la CO2, ma lo fa in circa 20 anni[2].

Quindi se da oggi noi piantassimo un albero per ogni tonnellata di CO2 prodotta, avremmo lo smaltimento della nostra CO2 con un ritardo di fase di circa 20 anni.  

Se noi da oggi piantassimo, poniamo 1,5 alberi per ogni tonnellata di CO2 avremmo come effetto immediato  una riduzione del ritardo, portandoci  a circa 13,5 anni se supponiamo un andamento di crescita lineare. Ma ciò che più importa è che tale ritardo non sarà costante ma diminuirà col passare degli anni, e non solo arriverà a  0 ma addirittura lo supererà ossia assorbirà l’anidride carbonica emessa negli anni scorsi.

Sempre supponendo crescita lineare,  posto:

q= tonnellate di CO2 prodotte annualmente

α= coefficiente di accrescimento, che se supponiamo un periodo di crescita di 20 anni è pari a 1/20

n= incognita, gli anni occorrenti al fine di mettersi al passo

Si ha:

Rispolverando la formula della somma parziale si ha quindi:

Risolvendo in n si hanno le soluzioni  n=0, chiaramente oggi abbiamo la stessa situazione di oggi, e n=25,7 anni. Ossia tra 25,7 anni avremmo il mondo esattamente come è oggi. I nostri  figli, avranno il mondo che noi abbiamo trovato.  Ma è straordinario il fatto che i nostri nipoti troveranno il mondo dei nostri nonni.  Il tutto a 33,00€ a tonnellata.

Nel conteggio non si è affrontato il discorso dell’impianto. E’ si vero che il sistema cattura e sequestro, richiede un costoso impianto, e si sarebbe portati che piantare un albero a 22,00 € sia all inclusive. Ciò è vero in un primo periodo, se si pianta alle nostre latitudini non ci dovrebbe essere bisogno di particolari accorgimenti, si rimboscano le nostre aree, e curiamo il nostro verde. Ma ovviamente intraprendere un discorso in questo senso, significa piantare alberi in scala industriale. E in relativamente pochi anni è lecito attendersi l’esaurimento delle aree adatte all’uopo. Se proviamo ad immaginare spazi sconfinati inutilizzati, salta subito in mente il deserto del Sahara. Che sappiamo sia fertilissimo, ma ha un evidente difetto: manca l’acqua.  A questo punto anche gli alberi richiedono un impianto: ad osmosi inversa questa volta. Per cui diciamo che entrambi  i sistemi richiedono impianti ed energia. 

Analizzando il problema spazio, questo  non si pone, con una media di un albero ogni 10m2,  e prendendo in considerazione il fatto che la produzione mondiale di CO2 annua si aggiri attorno ai 27 000 000 di tonnellate, è immediato ricavare che si rendono necessari 405 km2 per compensare tale produzione, il Sahara fa più di 8 milioni di km2 motivo per cui abbiamo circa 20 mila anni per riempirlo.

 Però diciamola tutta, mentre una cattura e sequestro rappresenta unicamente una passività, nel caso di alberi, si sta seminando carburante, ossia è un investimento che cresce al ritmo degli alberi.  Se si continua con il criterio di 1,5 alberi a tonnellata, e se la domanda energetica cresce con ragione inferiore, difficile pensare altrimenti,  si raggiungerà ad un certo punto un equilibrio tra domanda di combustibile e offerta di combustibile ligneo. Ossia la legna degli alberi, cosi piantati potrà alimentare il pianeta. A quel punto ci si può fermare di piantare 1,5 alberi ed è sufficiente rimpiazzare quelli tagliati.

Termodinamicamente parlando il nostro bosco funzionerà come un immenso pannello fotovoltaico, che non solo ci darà energia, ma anche migliorerà la nostra aria. Nello specifico, non ci sono micro celle di silicio, ma semplici foglie, il processo è ovviamente diverso. Però da osservatore esterno il processo è medesimo: entra luce, esce energia.

Un ulteriore svantaggio della cattura e sequestro è che solo presso i grandi utilizzatori di idrocarburi è possibile installare un impianto, non è ovviamente pensabile di installare qualcosa del genere all’uscita della nostra marmitta dell’auto o per il nostro riscaldamento domestico. Un albero invece può essere piantato da tutti, se stimiamo che una famiglia produca circa due tonnellate d’anno di CO2, gli si può chiedere che pianti 3 alberi all’anno.  Con tale semplice accorgimento abbiamo la garanzia che il 100% della CO2 prodotta da una nazione venga assorbita.

 Riassumendo:  con questo stratagemma salviamo la razza umana, miglioriamo il clima globale, risolviamo la crisi energetica, annulliamo i rischi della cattura e sequestro e abbelliamo i nostri paesaggi. Senza nessuna controindicazione: piantare alberi non ha controindicazioni. Si può commentare solo in un modo:

questo è  l’uovo di CO2 lombo

 

L’autore:

Spanu Ing. Andrea, nato il 26/10/80 a Cagliari, laureatosi presso l’università di Cagliari lavora nei montaggi industriali alle dipendenze Mintor srl, attualmente è in prestazione in qualità di consulente esterno nell’ufficio tecnico della Balcke Duerr 



[1] Giusto per dare qualche dato una perdita imprevista di CO2 , come descritto nel punto 4, avvenuta nel 1986 presso il Lago Nyos, in Camerun, uccise circa 1700 persone.  Quindi si parla di rischi non remoti e in grado di procurare sciagure.

 

[2] Si parla di alberi selezionati per la rapida rotazione, come pioppi ibridi, robbia od altri ancora.